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11 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 10:19
L’annunciata presenza alla Biennale d’Arte di Venezia della Russia (nonché dell’Iran, per non dire dell’assenza di artisti italiani nelle scelte curatoriali) sarebbe davvero uno scandalo opportuno, ben al di là delle più che legittime proteste ucraine e di quella sorta di regolamento di conti complessivo nei confronti del Presidente, Pietrangelo Buttafuoco, accusato di fare una politica non consona, addirittura dalla Commissione Ue, per non dire dei ‘suoi’ Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, come evidenziato dal rappresentante del governo il 10 marzo in una presentazione ufficiale.
L’argomento è di sicura fascinazione, perché si tratta di un’accusa d’eresia a tutto tondo, che sconfina dalla situazione internazionale al risvolto di contenuto delle arti, ovvero al ‘messaggio’: l’arte e l’architettura, come il teatro, la danza e persino la musica in epoca Buttafuoco veicolerebbero ancora sonoramente la cosiddetta cultura ‘woke’, progressista, anticolonialista e Lgbtq+ friendly, di stampo squisitamente anglosassone, contro cui sono insorte l’America di Trump e la destra sovranista di mezzo mondo. E lo si poteva già notare da tempo.














