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13 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:41

Dissidenti russi alla Biennale. L’infuocatissima polemica sul padiglione russo alla rassegna culturale di Venezia – che ha visto come ultimo atto la richiesta di dimissioni da parte del ministro della Cultura Alessandro Giuli della consigliera favorevole al ritorno della Russia – si arricchisce ora di un elemento che sembra rispondere direttamente alle critiche politiche e diplomatiche degli ultimi giorni e alle richieste che arrivano direttamente dal governo. Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, in un intervento su Il Foglio annuncia infatti due iniziative dedicate esplicitamente ai dissidenti: da un lato la commemorazione del cinquantenario della Biennale del Dissenso voluta nel 1977 da Carlo Ripa di Meana, con l’invito a cinque figure oggi sgradite ai rispettivi governi (Stati Uniti, Israele, Cina, Russia e persino Unione europea); dall’altro un ciclo di incontri dedicato al pensiero del filosofo e teologo russo Pavel Florenskij.

La mossa appare come un tentativo di spostare il terreno della discussione: non più solo la presenza o meno della Russia come Stato alla Biennale, ma il ruolo dell’istituzione veneziana come spazio di libertà per le voci critiche e non allineate. In questa chiave la citazione della Biennale del Dissenso del 1977 non è casuale: quella manifestazione, nata durante la Guerra fredda, fu pensata proprio per dare visibilità agli intellettuali perseguitati nei Paesi del blocco sovietico.