VENEZIA - La storia della Biennale ha sempre convissuto e subito nel Novecento la grande Storia che, a quanto pare, continua ad animare anche nel Terzo millennio le vicende dell'ente veneziano. Ora, con l'invasione dell'Ucraina si è posta la difficile scelta se aprire o meno il padiglione della Russia alla prossima Esposizione internazionale d'arte e il problema, come in passato, da culturale è diventato di geopolitica e le guerre incidono e sembrano ancora decidere il destino di un luogo creato per l'arte.
Una storia che ha inizio già nell'agosto del 1914, quando per il ministro inglese Edward Grey "le luci si stanno spegnendo in tutta Europa" e "non le vedremo più riaccese". La prima Guerra mondiale sta per iniziare, evento che si abbatterà, come per altri conflitti, sulla Biennale di Venezia. In quel fatidico anno, l'Austria deve rinunciare ad essere presente alla manifestazione veneziana (i costi per inviare gli artisti sono insostenibili a guerra iniziata), mentre il 29 aprile la Russia imperiale inaugura in pompa magna il suo padiglione costruito dall'architetto Alexei Ščusev. A finanziare il progetto è l'industriale e collezionista di Kiev Bogdan Chanenko e il padiglione, definito "Casa dell'arte dell'Accademia Imperiale di Pietroburgo", è terminato a tempo record ed è pronto per l'XI Esposizione internazionale d'arte, ma l'inaugurazione ufficiale, prevista per il 23 aprile, deve essere rinviata.
















