La Russia ospite alla Biennale è un problema ormai di dominio pienamente internazionale con annessi castelli di polemiche fatte non solo di parole. La Commissione Ue, infatti, ha mostrato per il secondo giorno consecutivo i muscoli, facendo capire con nettezza di voler passare realmente dalle parole ai fatti.

All’indomani dell’invio di missive da Bruxelles a Roma colme di preoccupazioni, allarmi e auspici di ripensamenti, ieri il portavoce del governo europeo, Thomas Regnier si è messo letteralmente a fare i conti, riferendo alla stampa come ammontino a due milioni negli ultimi tre anni i fondi europei del programma “Europa Creativa per i media” destinati alla Biennale. Sovvenzioni che un ritorno della Russia sul lido veneziano metterebbe seriamente a repentaglio.

Soldi a parte - che, peraltro, non sono mai un fattore così secondario – il resto è dibattito geopolitico decisamente caldo. Sull’evento in programma nella prossima primavera in laguna si sono, infatti, scagliati ieri strali se possibile ancor più violenti di quelli del giorno precedente provenienti direttamente dai due fronti di guerra: Kiev e Mosca. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato Mosca di utilizzare eventi globali per dimostrare di non essere isolata. In un’intervista diffusa sui social ha sostenuto che il Cremlino sfrutterebbe anche piattaforme culturali come la Biennale per diffondere propaganda, tornando a fare il parallelo tra Putin e Hitler. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, che ha ringraziato l’Unione europea per una “posizione moralmente chiara”, sostenendo che non dovrebbe esserci spazio per la Russia nelle principali piattaforme artistiche europee mentre è in corso la guerra in Ucraina.