Milano, 5 mar. (askanews) – La crisi mediorientale in corso rappresenta un’escalation senza precedenti, con scontri diretti tra Israele, Stati Uniti d’America e Iran che hanno superato decenni di linee rosse, coinvolgendo Libano, Yemen, Iraq, Golfo Persico e non solo. Va detto che dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il conflitto si è esteso al sistema di alleanze iraniano e ha colpito il cuore della Repubblica Islamica, con colpi militari intensi che hanno indebolito Hezbollah, Hamas e i Pasdaran, mentre Teheran resiste puntando sulla regionalizzazione, mirando anche ad alzare i costi della guerra per gli avversari.
Nicola Pedde, direttore generale dell’Institute for Global Studies, spiega così le radici del conflitto:
“Nasce sostanzialmente dalla volontà ormai deliberata di Stati Uniti d’America e Israele di riuscire a provocare il regime change in un paese che per quasi 50 anni è stato governato da una teocrazia che, sin dai suoi albori, ha avuto una forte postura anti-americana ed anti-israeliana. Nel corso degli ultimi due anni sono state superate tutte le linee rosse che avevano impedito per decenni lo scontro diretto tra Israele, Usa e Iran. Dopo il 7 ottobre, quindi dopo l’attacco di Hamas a Israele, sono iniziate dinamiche di conflitto mediorientali che hanno interessato da prima il sistema delle alleanze dell’Iran e poi hanno colpito direttamente il cuore della Repubblica Islamica”.














