«Il regime iraniano ha ancora un potenziale bellico offensivo. Esiste il rischio di una guerra regionale, ma percorrere la strada negoziale si rivelerebbe controproducente». Sarit Zehavi non ha dubbi. In una possibile guerra tra Usa e Iran, la direttrice e fondatrice del Centro Ricerche Alma, think tank israeliano indipendente specializzato in sicurezza con focus su Iran ed Hezbollah, non esclude tuttavia che le milizie regionali sostenute da Teheran questa volta possano entrare in azione.
Dopo la guerra dei 12 giorni dello scorso giugno, l’Iran ha ricostruito in parte il suo arsenale balistico?
Abbiamo osservato, tramite immagini satellitari come nel caso di Isfahan, che alcuni siti balistici sono già in fase di ricostruzione. Questo non significa che l’Iran sia tornato ai livelli precedenti la guerra del 2025: i programmi nucleari e missilistici richiedono tempo, ma ciò dimostra come il regime non abbia perso la motivazione e continui a investire risorse nel settore militare.
È plausibile che i Guardiani della Rivoluzione (Irgc) abbiano risparmiato parte del loro potenziale più offensivo in vista di una guerra prolungata, in cui sia in gioco la loro sopravvivenza?
È evidente che non tutto il potenziale offensivo del regime iraniano sia stato impiegato: a cominciare dalle milizie regionali — Hezbollah, gli Houthi, le milizie in Siria e in Iraq — che non sono state coinvolte nella guerra precedente. Quanto all’arsenale balistico, come ogni attore militare, la Repubblica Islamica ha mantenuto una capacità di riserva per un conflitto più lungo.







