L’attacco statunitense alle strutture nucleari iraniane “non segna la fine del conflitto” tra Iran e Israele, ma apre una fase decisiva, secondo l’ambasciatore Giampiero Massolo, ex segretario generale della Farnesina, senior advisor dell’ISPI e direttore dell’Osservatorio Rischio Geopolitico della Luiss. Intervistato dall’Adnkronos, ha avvertito che “non siamo assolutamente al riparo” da un’escalation.
Massolo ha indicato tre fattori chiave per la fine delle ostilità: “Se l’azione svolta finora basta a fermare la minaccia posta dallo sviluppo del programma nucleare iraniano, se questo è sufficiente per Israele e se la situazione spingerà l’Iran a rinunciare al programma per riprendere il negoziato e non esporsi a guai peggiori”. Ha aggiunto: “Bisognerà vedere ora come gli iraniani reagiranno”.
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L’operazione Usa è stata “un attacco chirurgico teso a liquidare tre impianti di arricchimento dell’uranio, in particolare quello di Fordow, che rappresenta l’epicentro del programma nucleare di Teheran, e teso a favorire la decapitazione del programma nucleare iraniano”. Gli Stati Uniti hanno “chiarito bene” e “preventivamente” gli obiettivi, mirando a riportare l’Iran “su posizioni negoziali accettabili”, cioè alla rinuncia al programma nucleare.














