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Ultimo aggiornamento: 8:00

di Claudia De Martino

Il 13 giugno scorso Israele ha improvvisamente attaccato l’Iran, senza che la mossa venisse minimamente anticipata dalla maggioranza degli analisti. Tutte le aspettative erano infatti appuntate sulla prosecuzione dei negoziati diretti Usa-Teheran sul nucleare iraniano, attesa di lì a due giorni in Oman. Tuttavia, mentre il Presidente Trump fingeva di mediare e la leadership della Repubblica islamica pensava di prendere tempo, convinta che la base MAGA spingesse l’Amministrazione Trump verso un progressivo disimpegno in Medio Oriente, i vertici militari israeliani preparavano i loro piani d’attacco con l’assenso degli Usa.

L’attacco ha chiaramente colto le cancellerie europee di sorpresa, ma quello che ha sbalordito i cittadini europei, invece, è stata la reazione dei loro rispettivi governi e della Commissione europea, che si sono univocamente schierati dalla parte di Israele senza sfumature né distinguo, dichiarando l’attacco preventivo israeliano come un’“azione difensiva” e facendo disonestamente appello ad una “descalation”. I cittadini europei, in buona fede, si sarebbero attesi la reazione opposta: ovvero un accorato appello al rispetto del diritto internazionale, che prescrive, nelle sue grandi linee, il diritto di ogni stato alla propria integrità territoriale, soprattutto dopo le tensioni sorte tra Ue e Israele sull’interminabile guerra a Gaza, con i suoi oltre 55.000 morti, la carestia e la quotidiana catastrofe umanitaria.