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27 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 17:36

Tregua. Così la chiamano. Dopo dodici giorni di fuoco tra Israele e Iran, Donald Trump si incorona paciere e il mondo finge di crederci. Una grottesca messa in scena in cui tutti vincono e nessuno perde, tranne la verità e il buon senso (e i morti). Ma dietro il sipario di questo ennesimo “deal”, la realtà è una sola: la politica estera americana non esiste più. È stata rimpiazzata da una sottomissione strutturale all’agenda di Tel Aviv.

Nel secondo mandato Trump, l’appoggio a Israele ha smesso di essere alleanza strategica per diventare subordinazione totale. La dottrina si regge su tre pilastri: messianismo evangelico, etno-nazionalismo israeliano e business miliardario. Il Medio Oriente, nella visione trumpiana, è un campo da sfruttare. Lo ha disegnato Jared Kushner, il genero di Trump, regista dei Patti di Abramo e della cosiddetta “pace economica”, che riduce il conflitto israelo-palestinese a un ostacolo sulla strada del profitto. Israele, Paesi del Golfo e capitali occidentali: tutto ciò che non rientra in questo schema – come i diritti dei palestinesi (ammesso che sopravvivano al genocidio) – va spazzato via.