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31 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:02
Chiamatela crisi energetica, instabilità geopolitica, volatilità dei mercati. Sono tutte formule edulcorate per non dire la verità: questa guerra insensata di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, frutto della malsana alleanza tra Trump e Netanyahu, sta facendo sfracelli. Ha infuocato il Medio Oriente, ha spinto il petrolio verso quota 120, ha rimesso in circolo la paura dell’inflazione e sta presentando al mondo intero l’ennesimo conto salato da pagare. Causa: la psicopatologia di due leader politici ormai fuori controllo.
Il punto non riguarda solo le uccisioni di civili, i carri armati degli israeliani che sfondano a nord, centinaia di missili intercettori degli americani, i blitz pianificati dalla Delta Force per sequestrare l’uranio di Teheran, le immagini di distruzione dei telegiornali. Riguarda il prezzo del pieno, la bolletta elettrica di casa, il costo di un prestito, il fiato corto delle imprese. Con il Golfo in fiamme, e tredici nazioni già coinvolte in una guerra senza exit strategy decisa a War-a-Lago, l’energia smette di essere una voce da specialisti e torna a essere la grande protagonista dell’economia, macro e micro. I mercati in fibrillazione sembrano non interessare la massa dei cittadini, almeno fino a quando non ci sarà un grande crash, intanto i governi, e per primo quello di Roma, all’improvviso riscoprono parole come “emergenza”, “sostegno”, “intervento”.






