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22 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 13:17
L’attacco americano di questa notte trasformerà l’Iran in una potenza nucleare nell’arco dei prossimi cinque- dieci anni. Non c’era assolutamente nessuna prova, commenta ad al Jazeera Trita Parsi, politologo iraniano, vicepresidente esecutivo del Quincy Institute for Responsible Statecraft, “che l’Iran avesse un arsenale nucleare”. Ora le carte in tavola si sono mischiate. “Due potenze atomiche – dice il politologo – hanno attaccato uno stato privo dell’arma nucleare” ma che aveva progetti di uso dell’energia atomica in campo civile. Questo evento non farà altro che spingere Teheran a scegliere di sviluppare un arsenale e di creare un sistema produttivo per la proliferazione nucleare. Tutti quei paesi che si sentono nel mirino degli USA e che questa domenica hanno assistito al primo esempio di guerra preventiva della nuova era Trump, non potranno che cominciare a pensare che il deterrente nucleare sia l’unica soluzione per scampare a qualsiasi azione di punizione preventiva di Washington.
L’attacco militare degli Usa che ha preso di mira tre siti nucleari iraniani, ha spinto oggi il Medioriente intero nell’incertezza. Ci si domanda, come testimoniano i vari giornali arabi nelle loro aperture, se questa è una azione isolata o se porterà ad una escalation. Sicuramente, il raid americano ha davvero scombussolato la visione che il mondo aveva della politica estera americana, concentrata sul mantra MAGA, Make America Great Again, e che sembrava aver stabilito che gli interessi dell’amministrazione Trump erano quelli dell’isolamento e del non farsi coinvolgere dai conflitti esteri. Ma è evidente che nelle ultime 48 ore qualcosa è cambiato. Gli interessi di Gerusalemme si sono incrociati con quelli di Washigton. Da una parte, Trump ha visto l’alleato israeliano per la prima volta con la guerra davvero in casa, come testimoniano le immagini degli edifici distrutti a Tel Aviv e in altre città. Il governo di Bibi da anni chiedeva un cambio di regime a Teheran, nell’ottica di scardinare tutte le alleanze regionali, quella con Hezballah, Assad, Houthi e Hamas che hanno goduto del sostegno economico e militare degli Ayatollah. Dall’altra parte, per Trump, come dimostrano le sue dichiarazioni, l’unico pensiero è sempre stata l’arma atomica e il timore che Teheran potesse chiudere lo stretto di Hormuz per ripicca.















