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24 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 22:47
Gli attacchi lanciati domenica dagli Usa contro i tre siti nucleari iraniani – Natanz, Fordow e Isfahan – non hanno distrutto i componenti fondamentali del programma atomico del Paese. Anzi, probabilmente lo hanno ritardato solo “di alcuni mesi al massimo“. È quanto emerge da una prima valutazione della Defense intelligence agency (Dia), il braccio d’intelligence del Pentagono, il cui contenuto è riportato in esclusiva dalla Cnn citando tre fonti ben informate. Un punto di vista che riprende quello già espresso al al Financial Times da Richard Nephew, scienziato del team che nel 2015 firmò per l’amministrazione Obama l’accordo nucleare con l’Iran.
Il report del Pentagono si basa su una valutazione dei danni di battaglia condotta dal Comando centrale delle forze armate Usa. Il network televisivo precisa che l’analisi è ancora in corso e potrebbe cambiare con l’arrivo di ulteriori informazioni: tuttavia i primi risultati sono in contrasto con le ripetute affermazioni del presidente Usa Donald Trump secondo cui gli attacchi avrebbero “completamente e totalmente distrutto” gli impianti di arricchimento nucleare iraniani. Al momento, infatti, le fonti citate dalla Cnn affermano che i depositi di uranio arricchito non sono stati distrutti e le centrifughe sono in gran parte “intatte“. Sempre citando valutazioni preliminari dell’intelligence, il New York Times le scorte di uranio arricchito dell’Iran sono state spostate, prima dell’attacco, in siti segreti.












