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22 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 17:31

Settantacinque ordigni, di cui 14 bombe GBU-57 e 30 missili Tomahawk lanciati dai sottomarini della Marina. “Abbiamo devastato il programma nucleare iraniano”, ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth in una conferenza stampa tenuta di primissimo mattino a Washington. Eppure la pioggia di fuoco caduta sugli impianti nucleari di Natanz, Fordow e Isfahan potrebbe non aver messo completamente fuori uso le strutture utilizzate da Teheran per l’arricchimento dell’uranio. In attesa di capire qual sarà stato il bilancio effettivo dell’operazione “Martello di mezzanotte”, le indicazioni arrivate fino a questo momento sembrano andare in questa direzione.

I danni ci sono stati e sono documentati. Un’analisi delle immagini satellitari condotta dalla Cnn ha rilevato che gli attacchi aerei Usa contro l’impianto di Fordow, costruito tra gli 80 e i 90 metri nel sottosuolo, sembrano avere lasciato sul terreno almeno sei grandi crateri, indicando l’uso di bombe di profondità “bunker buster”. Le immagini catturate dalla compagnia satellitare Maxar hanno mostrato sei crateri da impatto visibili e distinti in due punti vicini al sito. Le immagini satellitari hanno anche mostrato significativi cambiamenti nel colore del versante montuoso che ospita il sito, indicando che una vasta area era ricoperta da uno strato di cenere grigia in seguito agli attacchi. I punti di accesso ai tunnel dell’impianto sono “completamente ostruiti“, riferisce l’emittente qataraina Al Jazeera, e il sistema di difesa aerea è stato “distrutto”. Al momento, tuttavia, non è chiara l’entità dei danni alla struttura sotterranea.