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23 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 15:36
Le 14 bombe GBU-57 sganciate dai B-2 sugli impianti di arricchimento di Fordow e Natan e gli oltre venti missili da crociera Tomahawk lanciati da un sottomarino di classe Ohio contro Isfahan hanno al più ritardato di qualche mese il programma atomico iraniano. Dove si trovino i 408 chilogrammi di uranio arricchito al 60% di cui aveva parlato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica nel suo report del 31 maggio, che veniva conservato in polvere in grandi cilindri nei tre siti bombardati dagli Stati Uniti e che secondo alcuni osservatori potrebbe essere arricchito “weapon grade” (al 90%) in pochi giorni se Teheran decidesse di farlo, è la questione ora urgente per capire se i progetti di Teheran sono stati compromessi o solo rimandati, e nel caso di quanto, magari con impianti ora distribuiti in siti più piccoli e ancora segreti. “Tutto si riduce al materiale e a dove si trova”, ha spiegato al Financial Times Richard Nephew, il principale esperto di sanzioni nel team che nel 2015 per l’amministrazione Obama firmò il Jcpoa, l’accordo nucleare con l’Iran.
“Sulla base di quello che abbiamo potuto capire fino a ora, non lo sappiamo. Non abbiamo alcun elemento reale per sostenere che abbiamo le capacità per poterlo trovare presto. Sarebbe folle dire che il programma è stato ritardato più di qualche mese”, commenta Nephew. Il consigliere di alto grado di Ali Khamenei, Ali Shamkhani, ha affermato che le capacità nucleari sono rimaste intatte. “Anche se i siti nucleari sono stati distrutti, i giochi non sono fatti. I materiali arricchiti, le conoscente che abbiamo sviluppato e la volontà politica rimangono intatti“.














