Probabilmente è vero che gli impianti usati dall’Iran per arricchire uranio — Natanz, Fordow e Isfahan — hanno subito gravi danni. Ma la partita rischia di non essere ancora finita. Ecco uno scenario infausto ma plausibile: il regime di Teheran sopravvive, ancora più incattivito e isolato, e decide di buttarsi nello sviluppo di un’arma atomica con un programma clandestino. A quel punto tutto ruoterebbe attorno a un «tesoretto radioattivo»: circa 400 kg di uranio arricchito al 60%, una percentuale molto vicina al 90% necessario per costruire una bomba nucleare. Sarebbe sufficiente, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), per costruire fino a dieci ordigni, se ulteriormente lavorato.

Dove si trova questo materiale? Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sostiene che fonti d’intelligence ne abbiano localizzato la posizione. Ma diversi analisti internazionali restano scettici. «La verità è che non sappiamo dove sia quel materiale. E non abbiamo alcuna certezza di poterlo recuperare a breve», ha detto al Financial Times Richard Nephew, ex alto funzionario USA esperto d’Iran nelle amministrazioni Obama e Biden.

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