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23 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 13:41

Il bombardamento americano contro alcuni siti nucleari iraniani segna una pericolosa escalation nella lunga partita strategica tra Washington e Teheran. L’azione, rivendicata come “preventiva” dagli Stati Uniti, ha colpito installazioni sensibili legate al programma nucleare civile dell’Iran, giustificandola con il sospetto che vi fossero attività “non dichiarate” a fini militari. L’attacco rappresenta un precedente grave, poiché per la prima volta da anni Washington ha preso di mira infrastrutture statali iraniane fuori da un teatro di guerra terzo. È

Con questa premessa, la questione centrale non è solo come l’Iran risponderà sul piano tattico o militare, ma come ricalibrerà la propria postura strategica in un contesto regionale sempre più arroventato. Lungi dall’essere un attore “irrazionale” o imprevedibile, Teheran – oggi molto più isolato a livello regionale di quanto non lo sia la stessa Israele che può invece contare su una architettura di sicurezza che ad esempio le permette di sorvolare senza patemi i cieli di almeno tre Paesi e di usufruire dei loro sistemi di difesa aerea quando l’Iran risponde – ha spesso mostrato una notevole resilienza strategica, nonché capacità di agire con freddezza, bilanciando l’impulso alla reazione con una più ampia visione della sua deterrenza, oggi più danneggiata di quanto non lo siano le sue centrali nucleari.