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3 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:42
“Abbiamo avuto due decenni per studiare le sconfitte dell’esercito americano a est e ovest dei nostri confini e ne abbiamo tratto delle lezioni. I bombardamenti sulla nostra capitale non hanno alcun impatto sulla nostra capacità di fare la guerra. La nostra dottrina di difesa decentralizzata a mosaico ci permette di decidere quando – e come – la guerra finirà”. Queste le parole del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi, nel terzo giorno della guerra regionale scatenata sull’Iran dagli Stati Uniti e Israele. Parole che accompagnano uno sviluppo degli eventi che già nelle sue prime ore è apparso molto diverso rispetto alla guerra dei dodici giorni dello scorso giugno.
L’Iran, in questa tornata di conflitto, ha cambiato strategia, abbandonando del tutto la pratica delle risposte limitate, coordinate (gli Usa a giugno erano ad esempio stati avvertiti dell’attacco alla loro base di Al Udeid in Qatar) e più o meno proporzionate agli attacchi subiti. Ha rifiutato una prima proposta di cessate il fuoco da parte di Trump, che nel giro di 24 ore ha dovuto aggiustare il tiro, inizialmente sostenendo che l’operazione sarebbe durata 4 giorni, per poi annunciare almeno 4 settimane di conflitto, dopo la notizia di alcuni militari americani rimasti uccisi.







