Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 8:06

Mentre in Iran proseguono le proteste contro il regime, arrivate ormai al quarantaquattresimo giorno consecutivo, ad almeno 3.600 morti e circa 50.000 arresti, le prospettive di un attacco militare americano, con o senza la partecipazione di Israele, si rafforzano.

Secondo quanto riferisce il Jerusalem post, proprio Tel Aviv avrebbe completato i lavori preparatori per nuovi possibili raid in Iran, che secondo fonti citate dal quotidiano, potrebbero a loro volta avere luogo indipendentemente dal consenso e dalla partecipazione statunitense.

Per Israele, rispetto ad alcuni mesi fa, la linea rossa non è più il programma nucleare ma quello missilistico: programma che per Teheran, di riflesso, dopo aver annunciato di essere disposta a diluire il proprio uranio altamente arricchito in cambio della rimozione delle sanzioni, non sembra essere un elemento negoziabile. L’ideale, per Tel Aviv, a prescindere dal destino del regime iraniano, dal suo possibile rafforzamento o dalla sua possibile fine, sarebbe azzerare le infrastrutture militari sciite, come fatto in Siria a margine della caduta di Bashar Al Assad.