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28 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:32

Sono iniziati i bombardamenti israeliani e americani sull’Iran, con diversi obiettivi in varie parti del Paese avvolti in una nuvola di fumo. Mentre il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, avvertiva i suoi concittadini di rifugiarsi nei bunker in attesa della risposta iraniana, il presidente americano Donald Trump aveva già “chiarito” i dettagli e gli obiettivi dell’operazione, cioè “distruggere il programma missilistico” di Teheran, “annientare la marina militare iraniana” ed “eliminare la capacità operativa delle milizie sostenute dall’Iran”, oltre che – in una riedizione di quanto già detto dopo gli strike di giugno scorso, prima che uscisse la notizia che Teheran era riuscita a mettere in salvo un certo quantitativo di uranio altamente arricchito – di “fare in modo che l’Iran non abbia mai la bomba atomica“. Ma è difficile, anche sforzandosi, trovare una motivazione legittima o quantomeno razionale all’attacco, se non l’esplicita volontà americana e israeliana di tentare di eliminare artificialmente gli ostacoli alla egemonia di Tel Aviv nella regione.

Per il diritto internazionale, si tratta di un attacco pienamente illegale, a prescindere dal tipo di giustificazioni politiche addotte dai suoi autori. La Carta delle Nazioni Unite proibisce l’uso della forza armata tra Stati, tranne in due casi: il primo è menzionato all’articolo 51 e riguarda il diritto all’autodifesa in seguito ad attacco subito, che è peraltro quello a cui si appella l’Iran nel rispondere militarmente agli strikes; il secondo, all’art. 42, è quando c’è autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’uso della forza senza aver subito un attacco e senza autorizzazione del CdS è inoltre contrario all’art.2 della Carta Onu, che “vieta la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato”.