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22 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 11:49

“Ciò a cui stiamo assistendo ora è un cambiamento fondamentale: l’abbandono del realismo strategico a favore di una guerra senza fine, guidata da una convinzione teologica”. È netta la visione di Abed Abou Shhadeh che, su Middle Eat Eye, commenta l’attacco americano ai tre siti nucleari in Iran. Il parallelo è con la dottrina sul medioriente di George W. Bush che basava le sue scelte sulla “volontà di Dio”. Ma è in Israele, sottilinea Shhadeh, dove “ la trasformazione è evidente”. Infatti, continua, “il paese si sta evolvendo da un progetto coloniale sostenuto dall’Occidente, in un’impresa coloniale messianica che si alimenta con la guerra perpetua”. Ad enfatizzare questo mutamento è “il crescente uso della retorica religiosa e di Dio nella logica del conflitto”.

Ora però, “a seguito degli attacchi statunitensi, Netanyahu si trova ad affrontare una profonda sfida interna. La sua opposizione laica, che un tempo sosteneva le sue operazioni militari, si sta chiedendo perché debba sacrificare la propria qualità della vita in nome di un conflitto senza fine”. La maggior parte dei quotidiani arabi si stamattina si domanda se l’operazione militare statunitense segna l’inizio dell’allargamento del conflitto o se i bombardamenti ai tre siti nucleari iraniani di questa notte siano solo una mossa di pressione voluta da Trump, così da mettere alle strette Teheran. Al Quds al Araby, quotidiano arabo basato a Londra, vicino all’autorità nazionale Palestinese, mette invece enfasi sulla risposta militare iraniana di stamattina: “Missili hanno colpito Tel Aviv, procurando ingente distruzione”. E riportano le parole di Mohamad Bakhaty, responsabile dell’ufficio politico dei ribelli yemeniti Houthi, che da al Jazeera minaccia che “la risposta Houthi all’attacco USA è solo questione di tempo”.