Questa è una festa. Dunque ho pensato di prenderla con allegria, e ho scritto un pezzo di satira sul futuro di Repubblica. La satira è un antidolorifico, non guarisce da nessuna malattia, ma allevia i sintomi e aiuta a sopportarla. Per vent’anni ho scritto una satira ogni settimana sull’Espresso: ve lo ricordate l’Espresso? È stato un settimanale molto importante, il suo primo editore fu Adriano Olivetti, adesso l’editore è Donato Ammaturo. Se cercate su Wikipedia lo trovate.
Il titolo del mio intervento è: Il futuro di Repubblica. E già dal titolo potete capire che sono ottimista. Vi dò una ulteriore buona notizia: c’è il lieto fine.
Febbraio – Il gruppo greco Antenna rinuncia all’acquisto di Repubblica. C’era stato un equivoco: Antenna non sapeva che Repubblica fosse un giornale, credeva fosse una catena di sale da gioco. Per altro, Gedi aveva capito che Antenna fosse un gruppo editoriale, e non sapeva che invece è una catena di sale da gioco. La trattativa sfuma. Gedi cerca nuovi acquirenti mettendo un annuncio sui suoi giornali. Ma prima, si informa su quali sono. “Vendesi quotidiano nazionale referenziato, madre lingua italiano quasi sempre, solida fede democratica. Astenersi perditempo, però se hanno qualche soldo in tasca vanno benone anche i perditempo”. Nel frattempo si punta tutto sulla campagna di abbonamenti on line: un euro all’anno, più una visita guidata alla casa natale di Eugenio Scalfari con dimostrazione di pentole a bordo.














