Di sera, in via dei Mille, quando in redazione c'è silenzio, capita di mettere insieme ricordi e aspettative sul futuro. La Napoli del 1976, quella di cinquant'anni fa, l'età che festeggia oggi "Repubblica", era una città profondamente diversa da quella attuale. Un altro mondo, un'altra Italia.

Mentre nel ‘76 una folla impressionante di migliaia di persone applaudiva Enrico Berlinguer alla Mostra d'Oltremare per la festa nazionale del Pci, nessuno poteva immaginare che mezzo secolo dopo la metropolitana avrebbe attraversato la città con l'obiettivo di arrivare all'aeroporto di Capodichino per la Coppa America. Tante cose sono cambiate in meglio, tante sono rimaste uguali o perfino peggiorate. Ma indiscutibilmente si può guardare con fiducia al futuro.

"Repubblica" cominciò fin dai primi anni a raccontare Napoli, con i suoi corrispondenti. Il legame con la città era già saldo fin dalla fondazione. Personalità di assoluto rilievo del giornale appena nato avevano origini napoletane, come Rosellina Balbi, Nello Ajello, Fausto De Luca, poco tempo dopo Giuseppe D'Avanzo. "Repubblica" a Napoli si sviluppava nel solco del "Mondo" di Pannunzio e di "Nord e Sud", raccogliendo la lezione di Manlio Rossi-Doria, l'eredità di Francesco Compagna, Rosario Romeo, Pasquale Saraceno, Vittorio De Caprariis, Augusto Graziani, Renato Cappa. Quella sinistra liberale e riformista che oggi, tanto tempo dopo, con il sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Roberto Fico, ha in mano le redini della città e della Regione. Eugenio Scalfari aveva un legame speciale con Napoli, città che amava e in cui veniva volentieri.