“Sono un lettore di Repubblica dal primo giorno. Ricordo ancora quando il 14 gennaio 1976 uscì il primo numero, avevo 16 anni, frequentavo il liceo Umberto. Andai a comprare la mia prima copia all’edicola in via Filangieri. Erano trascorsi due mesi dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, eravamo tutti scossi, avevamo fame di appronfondimenti, di capire la realtà intorno. La mia opinione politica si andava formando in maniera molto netta in quegli anni”.
Il regista Mario Martone, impegnato nella preparazione del suo prossimo film “Scherzetto” con Toni Servillo, dal romanzo omonimo di Domenico Starnone, set a Napoli tra un mese, racconta il suo forte legame con Repubblica in occasione dei primi cinquant’anni del quotidiano. Quel giornale tabloid, in un panorama di quotidiani “lenzuolo”, trasmise subito l’idea di una svolta radicale, l’annuncio di una nuova epoca nell’Italia confusa nel ‘76, tra le bombe neofasciste e gli attentati delle Brigate Rosse, come dice Ezio Mauro nel documentario Repubblica50.
Martone, quando sbarcò in edicola Repubblica, come i suoi coetanei dell’epoca, lei leggeva già altri quotidiani. Cosa rappresentò questa novità per un adolescente degli anni Settanta?
“A 16 anni i giornali erano pezzi importanti della mia formazione. Leggevo Paese Sera, il Manifesto, L’Unità, erano una finestra sul mondo. Repubblica, che non si piegava alla ipocrisia di depurare i fatti dalle opinioni, mi attraeva molto. Ci scrivevano grandi collaboratori, si comprava Repubblica per scoprire cosa c’era dietro le notizie. Il ricordo vivido è di me ragazzo e di quell’edicola in via Filangieri, che c’è ancora, anzi saluto il figlio mio coetaneo dell’edicolante che mi ha venduto quella prima copia”.













