(di Chiara Venuto) "Fa un certo effetto eh? Ci si emoziona ancora?", ha chiesto Mario Orfeo a Ezio Mauro, sul palco della sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica, in apertura della festa per i 50 anni di Repubblica.

"Man mano che si avvicinava questo appuntamento è venuta fuori un'emozione che non avevo previsto", ha risposto lo storico direttore.

È cominciata così la serata-evento dedicata al mezzo secolo del quotidiano - "una festa di famiglia", l'ha definita Orfeo, che guida la testata da ottobre 2024 - nato il 14 gennaio 1976 dal genio di Eugenio Scalfari e raccontato nel corso di tre ore dai protagonisti della sua storia e da altri amici importanti. Senza dimenticare quella promessa iniziale di Scalfari, letta in apertura da Luca Zingaretti: "Questo giornale è un poco diverso dagli altri. Anziché ostentare un'illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente d'avere operato una scelta di campo".

In platea, oltre ai lettori del giornale, erano tante le firme uscite dalle pagine per farsi carne ed ossa e venire alla festa, commuoversi nel corso del racconto collettivo, parteciparvi. Non si può dimenticare la preoccupazione per la vendita di Repubblica - alla luce della trattativa per la cessione del gruppo editoriale Gedi ai greci del gruppo Antenna - e i messaggi in tal senso non sono mancati, quasi a seguire quel monito iniziale del fondatore a prendere posizione. "Questo passaggio è complicato - ha spiegato Ezio Mauro - perché riguarda la salvaguardia dell'occupazione, di cui il Cdr si fa portavoce, ma anche l'identità politica del giornale. A Repubblica il nucleo identitario coincide con il nucleo commerciale. Se prendi a calci uno prendi a calci l'altro. La democrazia è la gente che lavora a Repubblica, i lettori e la storia di questo giornale". La risposta di Orfeo: "Tutti sappiano che Repubblica non rinuncerà mai alla sua indipendenza e alla sua libertà. Le difenderemo fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno".