Orientarsi in una storia lunga cinquant’anni è un esercizio appassionante ma non scontato, come quando bisogna sintetizzare in poche righe l’eccezionalità, la ricchezza e l’umanità di un’avventura destinata a segnare un’epoca politica e culturale. Una vera e propria impresa che dura nel tempo e che ci impegniamo ogni giorno a continuare fedeli all’identità dei fondatori ma sempre aperti all’innovazione, al progresso tecnologico con lo sguardo ben rivolto alle nuove generazioni. Non per caso la storia di Repubblica comincia con il racconto di una scommessa sul futuro. (...)

Tra le note di Scalfari ho trovato l’elenco breve ma essenziale dei valori che hanno ispirato la neonata Repubblica: etica pubblica, modernizzazione del Paese, sostegno ai ceti emergenti - in particolare dei giovani e delle donne - rivendicazione dei diritti. Scritti nel 1976 come fosse il 2026. E proprio il loro essere così contemporanei ci dice che l’impegno di Repubblica deve proseguire senza sosta perché tanto è stato fatto ma non tutto è stato portato a termine. La storia di questo giornale è, insieme, quella del Paese. Dove le spinte reazionarie sono tornate prepotentemente di moda. E dove Repubblica continuerà a informare liberamente e sperimentare come da tradizione, ieri dal bianco e nero al colore, oggi dalla carta al digitale, dall’edicola ai social. Per raccontare cinquant’anni di un’altra storia di futuro.