Fermi tutti, arriva Michele Serra, arbitro di ogni eleganza, maestro di ogni finezza, per spiegarci il “caso Fiano”. E così, in prima su Repubblica e poi nella pagina dei commenti, il celebratissimo autore nonché recente convocato re di piazze euroliriche, ci racconta l’esistenza di “due parti lese” nel brutto affare dell’ex deputato dem aggredito a Ca’ Foscari dai giovani comunisti.

La prima parte lesa - va da sé - è la libertà di espressione: quella di Fiano stesso e quella di tutti, annota correttissimamente Serra. Occhio però alla seconda parte lesa. Di chi si tratterebbe? Secondo Serra, dei giovani censori di Fiano, «sebbene per violenza autoinferta», chiosa l’astutissimo commentatore di Rep. E qui Serra si lancia in un’operazione anche intellettualmente di pregio, non voglio mica negarlo: cerca di capire cosa abbia portato quei ragazzi ad agire in modo così intollerante, empatizza con loro mentre ne descrive il comportamento sbagliato.

E - udite udite - la spiegazione di Serra è anche convincente, per certi versi, almeno dal mio punto di vista: il commentatore di Repubblica indica come grave problema l’attitudine di molti giovani a rinchiudersi in un bozzolo autoprotettivo, a reagire a ogni dubbio negando la possibilità stessa di discuterlo. E ci sono passaggi del commento che meritano un sincero plauso in un’ottica liberale e anti-woke: «La contraddizione- dice Serra condannando questo riflesso psicologico è la scheggia che minaccia di infettarci, e dunque va subito rimossa».