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La campagna di pressione militare, economica e politica degli Stati Uniti contro il regime venezuelano di Nicolás Maduro, culminata con la sua cattura, è stata giustificata in molti modi dall’amministrazione di Donald Trump. Il regime del Venezuela è da decenni fortemente antiamericano, ma il paese è povero e in crisi, e non costituisce una minaccia reale per la sicurezza degli Stati Uniti: le ragioni dell’operazione sono altre.

Nella sua conferenza stampa dopo l’attacco, Trump ha parlato estesamente del petrolio: il Venezuela è il paese con le maggiori riserve di greggio al mondo. Ha detto che gli Stati Uniti prenderanno il controllo dell’industria petrolifera locale, che le compagnie petrolifere americane ne ricostruiranno a proprie spese le infrastrutture per vendere il petrolio ad altri paesi. Ha detto che questo frutterà molti soldi agli Stati Uniti. E ha parlato più volte della volontà degli Stati Uniti di avere «buoni vicini», paesi «stabili» che garantiscano uno sfruttamento efficiente delle proprie risorse energetiche. Il petrolio però è soltanto una delle ragioni dell’attacco statunitense. E benché sia quella di cui si è parlato di più, da sola non giustifica l’attacco.