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L’attacco degli Stati Uniti in Venezuela nella notte tra venerdì e sabato è il culmine di un’operazione di pressione militare, economica e politica che va avanti da mesi. Gli Stati Uniti avevano l’obiettivo di rovesciare il regime di Nicolás Maduro, il presidente del paese che governa in modo autoritario. Donald Trump ha detto che è stato «catturato» e portato via dal Venezuela, e non è chiaro cosa succederà.
Le pressioni sono cominciate a settembre, quando gli Stati Uniti hanno iniziato a bombardare piccole imbarcazioni al largo del Venezuela, che secondo l’intelligence statunitense trasportavano droga. In questi mesi le imbarcazioni colpite sono state 35, e le persone uccise più di 110. Gli attacchi sono stati definiti illegali da molti esperti, e hanno un’utilità relativa nella lotta al narcotraffico, visto che il grosso della droga che arriva negli Stati Uniti passa via terra dal Messico, e non via mare dal Venezuela. Per questo, gli attacchi sono stati interpretati come un primo modo dell’amministrazione Trump per destabilizzare il regime di Maduro.
Sempre in autunno gli Stati Uniti hanno cominciato ad ammassare navi da guerra al largo del Venezuela (Trump l’ha definita «un’enorme armata»). Le navi comprendono una portaerei (cioè l’imbarcazione più potente e sofisticata al mondo), decine di navi d’attacco, da cargo e per le operazioni speciali. Secondo l’esercito statunitense sono dispiegati al largo del Venezuela più di 15mila soldati, tra marinai e militari.













