NEW YORK – “Nicolas Maduro è il capo di un regime che si finanzia con il traffico di droga”. “Donald Trump vuole invadere il Venezuela per prendersi il nostro petrolio”. Il raid americano condotto nella notte a Caracas che ha portato all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro. è l’esito di quattro mesi di accuse incrociate e di minacce. Il conto alla rovescia nel conflitto tra gli Stati Uniti di Donald Trump e il Venezuela era cominciato a settembre dell’anno scorso.

Settembre 2025, l’inizio dell’escalation

L’1 il Venezuela aveva accusato gli Stati Uniti di preparare un’invasione. Il governo Maduro aveva parlato di “4200 soldati statunitensi pronti a invadere”. Il Pentagono aveva risposto che lo spiegamento navale nei Caraibi faceva parte di operazioni contro i cartelli della droga e per la sicurezza marittima. Il giorno dopo droni Usa distruggono un’imbarcazione di presunti narcotrafficanti. Due sopravvissuti, si saprà mesi dopo, rimasti aggrappati ai resti della barca, vengono uccisi in una seconda tornata di attacchi nonostante si fossero arresi.

È l’inizio di una serie di operazioni militari nel Caraibi e nel Pacifico orientale che porteranno all’uccisione di più di un centinaio di persone, di cui gli Usa non hanno mai fornito identità e prove del traffico di stupefacenti. Caracas accusa Washington di “condurre una politica imperialista”. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, definisce Maduro “criminale” e “capo del cartello dei narcos”.