MILANO – L’attacco a sorpresa degli Stati Uniti contro il Venezuela con l’arresto del presidente Nicolas Maduro impatta in maniera molto limitata sul prezzo del petrolio. In mattinata il prezzo sui contratti per il Wti americano e il Brent del mare del Nord sono in lieve calo, in flessione di meno di un punto percentuale, con il primo in mattinata in zona 56 dollari e il secondo sopra i 60.

Venezuela, nessun scossone sul petrolio. Eni punta a riavere i crediti

di Filippo Santelli

“Prezzi sotto controllo, prevale l’eccesso di offerta”

Gli investitori si mantengono così cauti sulle possibili ripercussioni mondiali dell’iniziativa Usa. Oggi il greggio di Caracas, complici sanzioni e infrastrutture obsolete, vale appena l’1% della produzione mondiale, malgrado il paese vanti la riserva petrolifera più grande del mondo. Sfruttarla di più, come è nelle intenzioni dichiarate del presidente Usa Donald Trump, non è però un’operazione semplice. Servono tempo e ingenti risorse. “Gli investimenti statunitensi e qualsiasi reale allentamento delle sanzioni richiedono tempo, e i barili non tornano dall’oggi al domani”, sottolinea Haris Khurshid, chief investment officer di Karobaar Capital LP a Chicago, citato da Bloomberg. “Per ora sembra che sia l’eccesso di offerta a parlare più forte e a prevalere sulla geopolitica, mantenendo i prezzi sotto controllo”.