Il silenzio più che imbarazzato del Partito democratico, la gioia del centrodestra, la rabbia dei centri sociali. Dopo il Leoncavallo a Milano, sgomberato all'alba a Torino anche Askatasuna, il centro sociale più barricadero d'Italia e capitale degli antagonisti duri, puri e spesso violenti.

"Continua il presidio permanente davanti all'Askatasuna che andrà avanti per tutta la giornata. Il tentativo di colpire il movimento per la Palestina è chiaro, arriva direttamente dal governo Meloni. Non saranno perquisizioni o sgomberi a fermare chi lotta, oggi appuntamento per una manifestazione di solidarietà alle 18 in corso Regina Margherita 47", annunciano sui social i militanti del centro sociale torinese, finito nel mirino per il coinvolgimento anche nell'assalto alla redazione de La Stampa nel giorno dello sciopero generale.

Esultano per l'operazione delle forze dell'ordine al centro sociale Askatasuna la vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli, e l'assessore alle Politiche sociali della Regione Piemonte, Maurizio Marrone. "Ringraziamo il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per l'operazione di questa mattina, che conferma che avevamo ragione a chiedere la cancellazione del Patto tra Comune di Torino e antagonisti. Con i violenti non si tratta, non si fanno accordi, non si nasconde la testa per fingere di non vedere", dichiarano. Marrone aggiunge: "All'indomani dell'assalto a La Stampa, a nome della Regione Piemonte, avevo chiesto ufficialmente al Comune di Torino di cancellare il Patto per la concessione di Askatasuna. In tutti questi mesi quel centro sociale ha continuato a essere la base degli antagonisti, ma questa mattina, grazie al lavoro della Questura e della Prefettura, lo Stato ha colpito. Se il Comune avesse rispettato la mia legge regionale fin da subito, magari in questi due anni non ci sarebbe stata questa escalation di violenza".