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Ultimo aggiornamento: 14:21

Dopo Leoncavallo e Askatasuna, il governo ha deciso che il vero nemico del Paese sono i centri sociali. Non la precarietà, non i salari da fame, non le disuguaglianze. Lo sgombero di corso Regina 47 a Torino non si affianca solo a quello recente del Leoncavallo, ma prelude, come annunciato da Piantedosi stesso, ad altre azioni nei confronti degli spazi sociali romani e non solo. È una logica repressiva, da campagna elettorale permanente, innanzitutto per tentare di spegnere e piegare le realtà che contestano più duramente le politiche di questo governo.

Con l’atto di forza spettacolare in quella data simbolica che è il 18 dicembre, l’intero quartiere di Vanchiglia è stato svegliato all’alba da un’operazione di polizia giudiziaria che ha costretto 500 famiglie di bambini, che sarebbero dovuti andare a scuola, a restare fuori. Una primaria e una scuola dell’infanzia chiuse all’improvviso, a pochi giorni dalle feste natalizie.

Il governo Meloni e il Ministro Piantedosi hanno ancora una volta usato Torino come laboratorio di repressione e lo hanno fatto militarizzando un quartiere e sospendendo il diritto allo studio e i servizi per l’infanzia. Ma soprattutto, hanno compiuto un atto ostile nei confronti della città, entrando a gamba tesa in un processo virtuoso che vedeva la collaborazione tra Comune, comitato promotore del patto e collettivo del centro sociale.