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Giovedì mattina a Torino è stato sgomberato il centro sociale Askatasuna, uno dei più noti in Italia (il nome in basco significa “libertà”). Lo sgombero è avvenuto in una situazione non del tutto chiara, al termine di perquisizioni che erano state ordinate nelle indagini su una serie di disordini e atti vandalici per cui sono state indagate e denunciate diverse persone che facevano parte dei centri sociali torinesi: le indagini riguardano, fra gli altri, l’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa, avvenuto a fine novembre e per cui sono state denunciate 36 persone, e la vandalizzazione di alcuni spazi delle Officine Grandi Riparazioni (Ogr) lo scorso ottobre durante l’Italian Tech Week.

Durante queste perquisizioni la polizia ha trovato sei persone che dormivano al terzo piano dello stabile: è una violazione degli accordi presi a gennaio del 2024 fra il comune e gli attivisti dell’Askatasuna, che avevano ufficializzato l’inizio di un processo di legalizzazione del centro. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, del PD, ha detto che considera il patto di collaborazione «cessato» per via del «mancato rispetto delle condizioni».

Per ora nessuno ha detto esplicitamente che lo sgombero è avvenuto proprio per questo motivo, anche se l’ordine degli eventi e le dichiarazioni sembrano suggerirlo: allo stesso tempo però nella notte tra mercoledì e giovedì erano stati mandati a Torino trecento agenti di polizia da altre regioni, segno di un’organizzazione ben maggiore rispetto a quella che servirebbe per una semplice perquisizione. È possibile insomma che la polizia e le istituzioni si aspettassero che la perquisizione finisse con uno sgombero.