Ciò che ha più impressionato nella triste vicenda dell’assassinio di Charlie Kirk è stata la reazione immediata con la quale la sinistra, al di là e all’al di qua dell’oceano, ha provato a infangare la sua memoria e a trovare giustificazioni di ogni tipo a quello che è stato un atto di assoluta e gratuita barbarie. Una sorta di riflesso condizionato che, senza probabilmente conoscere nulla delle idee e delle attività della vittima, lo ha collegato a Trump e perciò stesso lo ha reso un essere subumano.
Come è venuto poi poco alla volta alla luce, Kirk era un uomo con idee forti e precise, ma la cui verità voleva continuamente saggiare nel confronto dialettico con chi la pensava diversamente, quindi un fautore del dialogo.
Il quale è alla base di ciò che chiamiamo democrazia. Il suo ideale richiama a ben vedere le idee dei Padri Fondatori, e più in generale l’universo mentale e morale che animava quel nucleo di intellettuali e politici che dettero vita nel XVIII secolo a quella che, secondo Hannah Arendt, è stata l’unica rivoluzione liberale e non violenta dell’età moderna.
Si può dire anzi che tutta l’attività di Kirk era rivolta a ripristinare quello spirito originario, che non a caso egli pensava fosse andato perdendosi gradualmente in un processo che era approdato infine alle follie woke degli ultimi anni. I “rivoluzionari” americani avevano infatti due riferimenti sopra gli altri ed erano gli stessi che aveva Kirk: la Bibbia e l’antichità classica, che anche loro pensavano di dover ristabilire in quanto calpestati dagli stati europei, dominati da sovrani assoluti e da un clero che si era fatto potere dispotico e corrotto tradendo lo spirito evangelico.















