Gli Stati Uniti nelle ultime 72 ore sono stati scossi da due omicidi le cui conseguenze hanno gettato benzina sul fuoco della frattura politico-ideologica del Paese. Da una parte l'efferato omicidio di Iryna Zarutska, dall'altra soprattutto l'uccisione dell'attivista politico di destra Charlie Kirk che ha quasi monopolizzato il dibattito online, negli Usa in particolare. Nulla di così sorprendente forse, considerato quanto fosse divisivo in vita il fondatore del movimento Turning Points USA (Tpus) affiliato al Maga di Donald Trump. Le primissime reazioni sono state bipartisan nella condanna della violenza. Dall'ex presidente Barack Obama al governatore della California Gavin Newsom, nelle ultime settimane impegnato in una caustica parodia dell'eloquio di Trump, che ha esortato l'America a «respingere la violenza politica in OGNI forma». Ma in breve hanno iniziato ad affluire sui social, da X a TikTok a Instagram, contenuti di altro tipo. Chi lo ritrae come un martire, come un paladino della libertà. Chi festeggia e ricorda le sue teorie controverse. Chi sottolinea l'ironia macabra attorno a una sua frase, divenuta emblematica dopo l'omicidio: «Un certo numero di vittime da arma da fuoco è un prezzo accettabile da pagare per difendere il Secondo Emendamento».
L'assassinio di Charlie Kirk e l'odio social che spacca la rete
Kirk era una figura divisiva e anche nella morte continua a dividere i commenti sui social: da una parte chi ironizza sull'omicidio, dall'altra chi cavalca l'episodio per accusare liberal e Democratici. Intanto il cruento video della morte è virale ed è stato visto da milioni di minorenni











