«I social media sono un cancro della nostra società. Vorrei incoraggiare le persone a disconnettersi, toccare l’erba, abbracciare un familiare, uscire e fare del bene». Con fermezza il (repubblicano) governatore dello Utah Spencer Cox ha dichiarato che ne ha abbastanza. L’omicidio di Charlie Kirk durante il comizio nell’università che prende il nome del suo Stato ha provocato una delle reazioni più divisive ed estreme nella recente storia degli Stati Uniti. Reazione che ha trovato spazio — e continua a trovarne — sui social media. Da X a TikTok, da YouTube a Telegram: le piattaforme sono state il veicolo con cui chiunque ha potuto rivivere il momento in cui il proiettile ha raggiunto il collo dell’influencer e attivista conservatore. Un video crudo, violento, a disposizione di tutti. Minorenni e maggiorenni. Nel giro di due ore — prima ancora che Kirk fosse dichiarato morto — aveva già accumulato 11 milioni di visualizzazioni. Nessun sistema di moderazione ne ha fermato la diffusione, come non sta fermando l’ondata di rabbia, frustrazione, odio che il video, e l’evento che mostra, ha generato. Da una parte e dall’altra. C’è chi esulta per il “colpo” al popolo Maga. Chi invoca la guerra civile. Chi incolpa le idee della «sinistra assassina». Centinaia di migliaia di post con cui gli utenti stanno attaccando, difendendo, incolpando, giustificando Charlie Kirk. C’è anche chi lo santifica. Per i cristiani conservatori, l’attivista rappresentava la nuova speranza per trasmettere i valori religiosi ai giovani. Ora è un martire. E la sua morte viene definita come un segno della battaglia spirituale che stava combattendo.
Teorie del complotto, rabbia ed esaltazione:l'omicidio Charlie Kirk scatena l'odio sulla Rete
Da una parte e dall'altra, centinaia di migliaia di post commentano l'uccisione dell'attivista conservatore in un'ondata di violenza virtuale che non ha eguali nella storia recente degli Stati Uniti












