Una “enorme quantità di disinformazione” sta circolando in rete dopo l’omicidio dell’attivista politico conservatore statunitense Charlie Kirk. Teorie cospirazioniste, false identificazioni del killer, falsi profili che dicono online di avere informazioni esclusive.
L’allarme è stato lanciato dal governatore repubblicano dello Utah, Spencer Cox. Ma diverse organizzazioni globali stanno mettendo in luce l’assassinio di Kirk avvenuto durante un incontro pubblico alla Utah Valley University lo scorso 10 ottobre sia diventato terreno fertile per fake news e false interpretazioni. Calderone nel quale sono finiti anche i più popolari chatbot di intelligenza artificiale, che hanno diffuso in queste ore notizie non confermate o articoli inventati sebbene attribuiti a fonti autorevoli come la BBC e la Cnn.
Le risposte errate dei chatbot: "Kirk non è morto”
I chatbot in questi giorni hanno generato risposte sicure, anche in assenza di informazioni verificate durante eventi di cronaca in rapida evoluzione. Tendenza che ha alimentato la disinformazione su piattaforme che hanno notevolmente ridotto il fact-checking umano e la moderazione dei contenuti, come X.com e le piattaforme Meta, Facebook e Instagram.










