La sinistra sul caso dell’assassinio di Charlie Kirk ha l’intenzione esposta e il nervo scoperto. L’intenzione è diventata visibile subito dopo l’omicidio, quando è partito il mantra: “Se l’è cercata, è un trumpiano, violenza chiama violenza”. Il nervo è arrivato 48 ore dopo, quando un proiettile inciso con le parole Bella ciao ha squarciato lo scudo che avevano costruito con l’antitrumpismo e scoperchiato il pentolone della loro ribollita di antifascismo, quello che in America si chiama “antiFa”.

Il nervo scoperto si è rivelato in tutto il suo candore con l’amico Gad Lerner che ha tuonato: «“Bella ciao” e la storia dell’antifascismo con questo Tyler Robinson, l’assassino di Charlie Kirk, non c’entrano un bel nulla. Scrivere quelle parole sui proiettili di un’America precipitata nel fanatismo insozza la memoria di chi per la democrazia si è sacrificato. Giù le mani». Ma il lampo di Gad, la sua scintilla ideologica, sono la coda di paglia, il flirt a corrente alternata (ma mai staccata) con gli spaccateste, l’eredità della violenza politica della sinistra che oggi continua nella ripetizione ossessiva delle parole d’ordine, negli slogan dei cortei, nella demonizzazione dell’avversario, nella pubblicazione delle foto del “nemico” a testa in giù. Donald Trump, Javier Milei, Giorgia Meloni, Viktor Orban, tutta la destra americana e europea per la sinistra “è fascista”. Non occorre essere topi da biblioteca per averne le prove, basta una rassegna stampa degli ultimi tre anni di governo Meloni, si è arrivati a evocare il nazismo e a paragonare Trump a Adolf Hitler. Trattamento che gli utili idioti di Hamas ora riservano anche a Benjamin Netanyahu, primo ministro dell’unica democrazia del Medio Oriente. È dall’inizio della legislatura che in Italia è partito a tutta velocità il trenino rosso dei compagni antiFa alle vongole, la gucciniana locomotiva «lanciata a bomba contro l’ingiustizia».