No, l’assassinio di Charlie Kirk non è stato affatto un caso, un incidente, una tragica fatalità, un’evenienza imprevedibile. Si è trattato – esattamente al contrario – della conseguenza precisa di una campagna di demonizzazione scatenata da anni, e ora con particolare virulenza, contro tutto ciò che sia classificabile come “di destra”. Si dice: c’è “polarizzazione”, e dunque vi sarebbe una doppia corrente di odio, da sinistra verso destra e da destra verso sinistra. Ma questo è vero fino a un certo punto: a essere oggetto di un attentato che poteva essergli fatale (anzi, di due agguati) è stato Donald Trump, mica Kamala Harris. E l’altra sera è stato un diamante come Charlie Kirk a essere massacrato, mica un attivista dem. E soprattutto: indubbiamente ci sarà una quota di feccia anche a destra, qualche estremista o qualche scalmanato non manca mai, ma – da questa parte – non c’è una catena oliatissima come quella che opera da sinistra verso destra, e che funziona senza complotti, senza regie, ma con assoluta naturalezza.

Prima c’è la semina di odio da parte dei media progressisti, poi c’è la mano che spara, poi c’è la (mica tanto piccola) folla che festeggia sui social, e – alla fine – tornano a chiudere il cerchio i media “democratici” per spiegare – chi più rozzamente, chi in modo più ipocrita e furbesco – che il reprobo se l’era cercata.