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L’omicidio di Charlie Kirk, assassinato mercoledì alla Utah Valley University, non è un caso isolato. Negli ultimi anni la politica statunitense è stata caratterizzata da una radicale polarizzazione, con il ricorso sempre più frequente a una retorica aggressiva e conflittuale fra avversari politici, talvolta apertamente identificati come “nemici”. Nello stesso periodo sono aumentati anche i casi di violenza politica, compresi omicidi e tentati omicidi.
I due più recenti, noti e raccontati sono stati i tentati omicidi che avevano come obiettivo Donald Trump durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2024, ma ce ne sono molti altri. Nel 2020 fu sventato un piano per rapire la governatrice Democratica del Michigan Gretchen Whitmer e nel 2022 quello per uccidere il giudice conservatore della Corte Suprema Brett Kavanaugh. Nello stesso anno un uomo entrò nella casa dell’allora speaker della Camera, la Democratica Nancy Pelosi, e aggredì con un martello suo marito. Quest’anno ad aprile è stata incendiata la casa del governatore Democratico della Pennsylvania Josh Shapiro; a maggio sono stati uccisi due membri dell’ambasciata israeliana a Washington; a giugno Melissa Hortman, deputata statale del Minnesota, è stata uccisa con il marito Mark, mentre un altro parlamentare statale, il senatore John Hoffman, è stato ferito insieme alla moglie (l’autore degli attacchi aveva una lista di politici progressisti da eliminare).












