Ormai sono 14 anni consecutivi, senza contarne altri 3, la prima striscia a cavallo del nuovo millennio, che Barbera dirige la Mostra del cinema. E dopo tanto tempo possiamo almeno scherzare. Alberto XIV come Leone XIV, anche qui si direbbe abbiamo il nostro Papa: direttore a vita?
«Ma no. Sono solo il più longevo. Però al di là di ogni battuta, l’Italia in questo è un’anomalia. Ovunque nessuno si stupisce che un direttore resti in carica per molto tempo, a Cannes chi chiede a Fremaux: quando lascia? In Italia dopo qualche anno si comincia a fare i conti. Adesso ho ancora due anni, questo che sta per partire e il prossimo. E poi si vedrà. Io resto sereno».
Certo, in Italia le nomine avvengono con un’incidenza della politica, altrove assai meno presente. E quindi quando l’aria cambia… Ad esempio, in una recente intervista qualcuno di importante ti ha definito uomo di sinistra e nonostante ora sia un momento in cui tutto volge a destra, sei ancora qui.
«Ma io ho non ho mai preso una tessera di partito, mai aderito a uno schieramento politico, ho difeso la mia indipendenza, contando solo sul mio lavoro e credo che questo mi sia stato riconosciuto».
E allora quali qualità deve avere un buon direttore di festival?














