VENEZIA - L'anno scorso, a pochi giorni dalla Mostra di Venezia (la sua 17esima), scherzando gli chiesi se non si sentiva come un Papa, destinato a restare in carica fino a quando possibile: in effetti era abbastanza prevedibile che la Biennale avrebbe prolungato ancora una volta il suo mandato.

E così ieri è stato: Alberto Barbera rimane direttore fino al 2028 compreso. Quindi altre tre Mostre. Un po’ come quei film che accumulano finali dopo finali, rimandando lo stop definitivo. Va da sé, e lo abbiamo ripetuto più volte, che la permanenza di Barbera alla guida della Mostra è la scelta migliore, al di là delle parole rituali con cui il comunicato stampa celebra la decisione del cda: “in considerazione dei risultati ottenuti nella riconosciuta qualità delle selezioni, nella scoperta e nel lancio internazionale di nuovi talenti, nella diffusione e nella crescita della cultura cinematografica e nell’ampliamento del pubblico”. Oltre a questo, tutto comunque inappuntabile, un’eventuale scelta diversa avrebbe ottenuto un’incertezza di fondo non indifferente, pensando a maggior ragione ai nomi che circolano da tempo. Dunque: avanti con Barbera.

Per merito e non solo, scelta a suo modo “conservatrice” e certo non giovanilistica, calcolando pure che la sua avventura dovrebbe finire (il condizionale resta d’obbligo) a un passo dagli 80 anni, con una lunga, nobile carriera di critico, direttore del Museo del Cinema e del Torino Film Festival, oggi diventato un festival “qualsiasi”. Tre anni sono un futuro importante su cui costruire ancora e Barbera lo sa, oltre a essere contento del rinnovo.