TARZO - Turisti immortalati nell’atto di appendersi alla coda del Leone Alato e di dondolare tra gli scricchiolii del legno di Vaia. Bambini inconsapevoli? No, adulti intenti a farsi fotografare per poi pubblicare post e storie su Instagram. Comportamenti da overtourism intenso, un po’ come quelli di chi scrive il proprio nome sui prati di montagna ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo o di chi si siede sui piedi della Paolina Borghese di Canova. È stato proprio lo scultore cimbro Marco Martello, alias Martalar, a denunciare la cosa sui social network. «La statua è sotto osservazione della videosorveglianza 24 ore su 24» ha avvisato. «Si tratta di legno temprato dalla tempesta, certo, ma non resistente al punto da sostenere il peso di un turismo irrispettoso». E il tutto avviene dopo una polemica sui parcheggi abusivi e sul traffico generato dalla nuova attrazione a Fratta di Tarzo: i turisti, infatti, non sembrano intenzionati a fare quei mille metri che separano i parcheggi dal monumento. Nei primi giorni dopo l’inaugurazione, i visitatori hanno lasciato l’auto un po’ dove capitava e il Comune ha dovuto esplicitare il divieto, ribadendo che il sito non è raggiungibile in auto. Ma molti, ancora, lo raggiungono in moto.
Turisti si appendono alla coda del Leone Alato. L’artista: «Temprato da Vaia, ma non resiste ai visitatori incivili»
TARZO - Turisti immortalati nell’atto di appendersi alla coda del Leone Alato e di dondolare tra gli scricchiolii del legno di Vaia. Bambini inconsapevoli? No, adulti intenti a farsi...











