Tempi duri per i turisti. Incarnazione della piaga maligna del turismo di massa strabordante, accusati (per la verità non proprio a torto) di infestare vette alpine, spiagge incontaminate, città d’arte a suon di infradito e selfie a go-go, nonché di essere incapaci di entrare in un museo senza provocare catastrofi e distruzioni, assaliti con pistole ad acqua e cartelli intimidatori, ora vengono inseguiti da sciami di personaggi urlanti, muniti di corni – gli “scacciamalocchio” - e sale da cucina. Non si tratta dell’ultima azione di “difesa” di residenti esasperati o di ambientalisti imbufaliti. Succede a Gallipoli, perla pugliese e meta ambita del turismo internazionale, dove da giorni piombano in massa da Napoli e dalla Campania, muniti di corni e sale da cucina che spargono sui turisti domandando oboli da minimo 5 euro e promettendo liberazione dalla malasorte. Che però si abbatterà immancabilmente se l’obolo verrà negato. Un ritorno ad antiche tradizioni?

Una suggestiva kermesse a base di genuina anima popolare? A Gallipoli in realtà sta montando il malumore, per non dire irritazione, fino al travaso di bile. Anche perché proteste e richieste di intervento sembrano non sortire effetto. Così, di giorno in giorno, la ridente cittadina pugliese diventa il teatro d’azione scelto da uomini, donne, ragazzetti che si sparpagliano tra le vie affollate e si preparano alla recita consueta: formule scaramantiche, pronunciate con l’inconfondibile accento partenopeo, gesti e richiami, per finire in bellezza con un pappagallino che si posa sul malcapitato prescelto.