Gallipoli la disinibita, l’inclusiva, la godereccia. Strizza sempre l’occhio ai turisti, incurante, o quasi, dei loro abiti discinti. Non grida allo scandalo, abbraccia tutti senza scomporsi, ma fino ad un certo punto. Come confermano le facce trasecolate di residenti, frequentatori autoctoni e commercianti di via Antonietta De Pace, affollata arteria principale del centro storico. Loro, spettatori passivi di sfilate in costume da bagno talvolta succinto fino all’estremo, invocano una stretta immediata sul decoro da parte del sindaco.

Un giro di vite che, a stagione balneare ormai più che avviata, tarda ad arrivare. Perché, a sentire gli esercenti, «quando è troppo è troppo, persino per una città emancipata come la nostra». Dopo il nudo integrale di alcune turiste, immortalato dall’obiettivo di uno smartphone, la scorsa estate, davanti alla chiesa della Purità e a due passi dal Duomo, tra gli acuti di quest’anno si segnala lo scarno outfit di un appariscente, attempato e sconosciuto personaggio, la cui incursione tra le bancarelle di souvenir non è passata inosservata.