«Ci sono luoghi speciali, pochi e piccoli, che sono stati promossi dagli influencer», ha spiegato Reinhold Messner a Hoara Borselli de Il Giornale: «Questi girano coi portatili e i cellulari e fanno le foto a una certa località, a una chiesa, a un prato. E quelli diventano luoghi cult. Tutti vanno là perché pensano che sia il posto più bello del mondo. È una forma di propaganda ma è una propaganda che non fa bene a quei luoghi, anzi fa male». Una denuncia nella scia di tante altre lanciate negli anni dal mitico scalatore contro la musica sparata a tutto volume in certi rifugi alpini dove dovrebbe regnare il silenzio o la «montagna troppo facile» alla portata di tutti: «La montagna non può diventare un luna park. Oggi si arriva ovunque, cavi e corde fisse tolgono la responsabilità. Si perde il senso dell’avventura».

Certo è che il boom del turismo montano preferito al caldo torrido di quest’estate sotto ombrelloni spesso vuoti, vede riemergere dubbi sugli eccessi dell’overtourism che parevano fino a ieri riservati solo alle riviere marine. Dice tutto lo sfogo dei 78 albergatori e ristoratori dolomitici guidati da Osvaldo Finazzer (Pordoi) e Stefano Illing (Falzarego) ripreso da Francesco dal Mas sul Corriere delle Alpi contro la «notorietà superficiale, di facciata, legata solo all’immagine da cartolina e come racconto da catturare col telefonino e condividere sui social» dovuti secondo loro al «bollino Unesco». Esempio? «Il Lago di Braies: l’essere scenario delle riprese di Un passo dal cielo ha amplificato la notorietà del luogo e i social hanno fatto il resto creando un circuito vizioso: la serie televisiva rende famoso un luogo accessibile, i social amplificano».