Il tema è caldo, oggi più che mai. L’overtourism e i suoi effetti, diretti e indiretti, sulla biodiversità. Al mare e in montagna, nel lungo mese di agosto che coincide con il picco del fenomeno: flussi imponenti di turisti smartphone-muniti che arrivano un po’ ovunque, sconvolgendo gli equilibri naturali, impattando sui territori. Usa l’arma della sottile ironia, allora, il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, raccontando una distopica presa di posizione degli orsi, animali simboli dell’area protetta, per i giorni che segnano tradizionalmente il picco delle presenze turistiche all'interno dell'area protetta. Con un post sui profili del Parco, si annuncia che “gli orsi si sono organizzati e costituiti in comitato per protestare contro ciò che vedono, allibiti dai diversi comportamenti tenuti dai turisti, non adeguati ad un territorio speciale che è anche casa loro”.

BIODIVERSITÀ

Pettorano sul Gizio, il primo paese a misura d’orso

Quando il turismo diventa una minaccia

Nel dettaglio, prosegue il racconto, che ha collezionato centinaia di condivisioni, “sono stupefatti nel vedere turisti impreparati, improvvisarsi escursionisti della domenica, spesso urlanti, qualcuno addirittura salire in ciabatte anche a duemila metri, senza contare quelli che escono dai sentieri autorizzati e si fanno addirittura il bagno nei ruscelli”. Del resto, ed è qui la differenza, “gli orsi sanno sempre come comportarsi e quale sia il percorso migliore da scegliere in base alle loro capacità”. Sono stufi di essere paparazzati in ogni loro piccola e fugace uscita pubblica. Loro ogni volta che incontrano un umano si fanno gli affari propri con discrezione e rispetto, non si mettono a inseguirli per fargli le foto. Sono sconcertati nel vedere gli umani che si avvicinano ai cervi, alle volpi per dargli da mangiare: non è un comportamento rispettoso degli animali selvatici. Loro non hanno bisogno di noi umani”.