La morte del giovane orso bruno marsicano investito nei giorni scorsi sulla strada statale Sora-Avezzano pone una domanda cruciale: “Simili incidenti possono essere evitati”?
“È questo un episodio che si aggiunge a una serie già lunga e che richiama, ancora una volta, la complessità della convivenza tra fauna selvatica, infrastrutture e territori abitati”, ha evidenziato subito una nota del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, impegnato nella protezione di questa sottospecie endemica e preziosa classificata nella Lista Rossa Iucn come “in pericolo critico”.
Nel cuore dell’Appennino vivono, secondo le stime più recenti, appena una cinquantina di esemplari. Questa popolazione ha attraversato un lungo periodo di isolamento, durato tra i 400 e i 600 anni, che ha portato a una marcata differenziazione genetica e morfologica rispetto agli orsi dell’arco alpino e del resto d’Europa. Da qui l’urgente necessità di proteggerli.
Sono 52 gli orsi marsicani morti in 20 anni
I numeri sono preoccupanti. “Nel periodo 2003-2024 sono morti 52 orsi marsicani (in media 2,4 l’anno)”, spiega il Wwf Italia. “Di questi, il 50% di quelli per cui è stato possibile accertare le cause di morte è deceduto a causa di episodi di bracconaggio (armi da fuoco, avvelenamento, ecc.), mentre un ulteriore 30% per altre cause comunque legate all’attività antropica (incidente stradale o ferroviario, annegamento, e così via). L’ultimo esemplare investito in Abruzzo si aggiunge agli altri tre trovati morti nel 2025”.






