Più che la paura della guerra poté il terrore dell’atomica. La deterrenza nucleare applicata alla guerra fredda ha congelato la soluzione radicale all’egemonia mondiale di una delle due superpotenze Usa e Urss. E questo nonostante il monopolio statunitense fosse durato ben quattro anni. Le bombe atomiche vennero sfoggiate a soli fini dissuasivi durante il blocco sovietico di Berlino nel 1948, poiché gli Stati Uniti avevano una base in Gran Bretagna da cui era possibile bombardare Mosca.

Ma Stalin aveva preteso sui suoi scienziati di recuperare il distacco tecnologico militare e il 29 agosto 1949 aveva fatto esplodere una bomba a fissione nucleare simile a quella americana lanciata il 9 agosto 1945 su Nagasaki. La deterrenza si giocava su un equilibrio dinamico con ricaduta sull’assenza di un confronto armato diretto. L’unico momento in cui la superarma venne concretamente messa sul tavolo di guerra è stato nel 1950, quando il generale Douglas MacArthur chiese al presidente Harry Truman di valutare la richiesta di lanciarne una cinquantina sulla Cina per risolvere brutalmente il conflitto in Corea. Venne di conseguenza rimosso dal comando nell’aprile del 1951. Alla presidenza degli Stati Uniti finì successivamente un altro generale, Dwight Eisenhower, il quale nel 1952 varava la strategia secondo cui un attacco agli Usa avrebbe provocato una rappresaglia su grande scala, secondo il Mutual Assured Distruction: la sicura distruzione totale reciproca, che equivaleva a una dottrina dissuasiva su formule diverse dalla guerra convenzionale. L’Urss era avvisata.