L'ottantesimo anniversario dell'attacco atomico su Hiroshima è l'occasione per ripetere che il mondo, oggi come non mai attraversato da nuove tensioni, deve impegnarsi al massimo perché una catastrofe del genere non si ripeta mai più.

E' un appello che rilancia anche l'Italia con il presidente Sergio Mattarella: "L'uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare un crimine contro l'umanità", è il monito del capo del Stato, mentre papa Leone XIV avverte che la "sicurezza basata sulla minaccia della reciproca distruzione" è "illusoria".

La città giapponese, che il 6 agosto 1945 fu incenerita da un ordigno nucleare americano, il primo mai lanciato nella storia, come ogni anno ha onorato il ricordo di quell'evento spartiacque del XX secolo, alla presenza dei rappresentanti di un centinaio di Paesi. Alla cerimonia non erano presenti gli emissari di potenze nucleari: Cina, Russia e Pakistan. Un'assenza significativa, in una fase in cui le minacce atomiche sono tornate a fare parte della retorica di alcuni governi, a partire proprio da Mosca, sullo sfondo del conflitto in Ucraina.

In quest'ottica Mattarella, nel suo messaggio di commemorazione per Hiroshima e Nagasaki, ha voluto guardare anche al presente, ad un "scenario segnato da guerre, crescenti tensioni e contrapposizioni". Il presidente della Repubblica ha in particolare posto l'accento sulla necessità di "non abbandonare l'architettura globale del disarmo e della non proliferazione delle armi nucleari", che costituisce uno dei "cardini del sistema multilaterale faticosamente costruito nel secondo dopoguerra". Per questo, ha sottolineato, l'Italia rilancia la centralità del Trattato di Non Proliferazione, ratificato 50 anni fa, ribadendo "l'obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari, con la valorizzazione completa degli organismi internazionali di controllo predisposti a questo scopo".